L'ecologia della comunicazione
Esiste una linea di congiunzione tra i temi legati ai processi di comunicazione relazionale e ai sistemi di produzione delle notizie dei mezzi d’informazione. Se la prima è storicamente connotata in termini di “comunicazione interpersonale”, mentre la seconda in termini di “comunicazione di massa”, esistono tre punti chiave che si sviluppano allo stesso modo:
1. é più facile fraintendere che intendere;
2. é più conveniente distorcere i messaggi che chiarire la realtà;
3. è più semplice essere negativi che propositivi.
In effetti, la diversità tra le forme di comunicazione in questione, ad uno sguardo disattento, sembrano porre problematiche differenti. Invece, se andiamo ad analizzare attentamente le questioni poste sul tappeto, ci accorgiamo che i processi di comunicazione, legati alla contemporaneità, sono oggetto di medesime patologie in atto.
L’ecologia della comunicazione nasce come un diverso approccio alla comunicazione interpersonale e prende in esame gli aspetti più spinosi nell’ambito della dimensione relazionale, che sono, appunto, il fraintendimento, la distorsione, la negatività. La sua mission è quella di individuare le modalità di superamento delle stesse, intervenendo sui vari effetti tutti riconducibili al concetto di apnea corporea.
Allo stesso modo però è possibile intercettare i medesimi nodi problematici nella diffusione delle informazioni da parte dei mass media, per riuscire a comprendere come viene distorta la rappresentazione della realtà e come, conseguentemente, viene generata nell’opinione pubblica un’incapacità di lettura dei fenomeni sociali. Rifacendosi, quindi, al dibattito epistemologico sul rapporto mente-corpo, potremmo ricodificare il concetto di apnea corporea, nell’ambito della dimensione mediatica, in apnea cognitiva.
Analizziamo i tre i paradigmi attraverso cui poter comparare le forme di comunicazione e i loro effetti sul mondo sociale, riconducibili alle due categorie di apnea…
Il fraintendimento
Nella comunicazione interpersonale il fraintendimento anziché l’intendimento è il risultato di variabili quali linguaggi diversi, differenze culturali, attriti caratteriali e tante altre cosiddette “barriere” che hanno come effetto malintesi e incomunicabilità. Nella erogazione delle informazioni, da parte dei mass media, il fraintendimento è spesso dovuto alla cattiva elaborazione narrativa dell’articolo, in cui non si capisce il chi fa cosa, e magari si omette il dove inserendo solo alla fine della narrazione il quando, senza chiaramente esplicitare il perché. O ancora il fraintendimento è spesso dovuto a quello che i massmediologi hanno definito in termini di surplus informativo. Cioè a dire: più si è soggetti ad una quantità massiccia di informazioni e più si è disinformati.
La distorsione
La distorsione dei messaggi è la patologia principe nei processi comunicativi, che più semplicemente possiamo definire in termini di manipolazione. Nella comunicazione interpersonale la manipolazione fu spiegata da decenni di pubblicistica, forse quella più interessante l’ha elaborata la scuola di Palo Alto con la Pragmatica, in riferimento all’assenza di punteggiatura nell’interazione interpersonale: “Mi chiudo in me stesso perché non sopporto le tue lamentele - Mi lamento perché ti chiudi in te stesso”. L’effetto di una tale situazione è l’esacerbazione di un conflitto. I mezzi d’informazione invece operano la distorsione dei messaggi sostanzialmente attraverso due dinamiche. La prima riguarda la gerarchia delle notizie, la cosiddetta “agenda setting”, legata ad interessi commerciali o di natura politica. L’effetto sarà la costruzione di un clima d’opinione su un fatto anziché su un altro. La seconda è la costruzione della “non notizia”, cioè a dire: se si parte dal presupposto che una notizia per essere tale deve possedere una natura pubblica, nel momento in cui questa non esiste ma viene fatta passare per tale, si attiva una vera e propria manipolazione. L’effetto sarà la costruzione artificiale di un clima d’opinione sul privato di una persona prima che su un fatto.
La negatività
Attraverso la negatività possiamo scoprire alcuni caratteri prodromici dell’umana specie, che si riverberano sia a livello relazionale che massmediologico. Rispetto agli altri paradigmi però occorre fare dall’inizio, anziché come conclusione, una considerazione sugli effetti nel mondo sociale, poiché ambedue producono il medesimo effetto: il conflitto. Dal punto di vista relazionale, gli scambi comunicativi sono colmi di lamenti, fastidi e antagonismi. Sembra che nella dimensione quotidiana, come linea di tendenza ovviamente, non si riesca a fare a meno di leggere la realtà in modo negativo, nella sfera privata come nel mondo del lavoro. Ecco perché ormai sono più di trent’anni che fioccano i corsi di comunicazione sui temi della comunicazione efficace, dell’ empatia, dell’assertività, che rappresentano gli strumenti classici per cercare di correggere l’approccio relazionale negativo. Per ciò che concerne i mezzi d’informazione qui entriamo all’interno di uno dei temi più dibattuti del XX secolo sullo statuto etico su cui si fonda il giornalismo. L’interesse pubblico verso un tema negativo che sia di cronaca nera o giudiziaria è l’essenza stessa del giornalismo. Il punto però è un altro, perché, soprattutto nel giornalismo italiano, vi è la tendenza ad associare il valore pubblico della notizia con la costruzione di un clima d’opinione negativo su un fatto o un fenomeno. A spiegare questa distorsione del sistema mediatico ci viene in aiuto il modo in cui viene trattato il fenomeno immigrazione. Da una ricerca della Sapienza viene fuori che i temi sui migranti sono quasi esclusivamente affrontati dal punto di vista della cronaca nera, senza nessun tentativo di raccontare cosa sta dietro la necessità di emigrare e cosa significa interagire con altri popoli negli stessi luoghi nel nostro mondo.



