La pedagogia teatrale

 

Attraverso le tecniche di allenamento dell’attore, legate alla tradizione della pedagogia teatrale, è possibile appropriarsi delle tecniche per migliorare le capacità espressive,  e le modalità comunicative con l’esterno. 

 

Uno degli esercizi più interessanti in tal senso è la “Danza del vento”. Quante volte nella vita quotidiana si dice o si sente dire: “Oggi qui c’è un’energia negativa”. Spesso, frasi come queste servono a descrivere situazioni di criticità quando si perde il controllo delle capacità espressive e della sintonia nell’interazione tra persone.

 

La danza del vento è una tecnica di gestione dell’energia fisica e mentale creata da Iben Nagel Rasmussen. Questa tecnica si traduce, dal punto di vista fisico, in un esercizio fuori equilibrio, cioè il corpo va in disequilibrio e anziché lasciare che il peso cada verso terra lo si trasforma in energia per compiere un’altra azione. Il contatto con il suolo serve  da spinta verso l’alto, senza scaricare a terra il peso, e trasformandolo in energia da portare nello spazio, simulando la medesima dinamica del vento.

 

Il vento, in natura, compie la funzione di ponte, guidando gli uccelli nelle loro migrazioni o portando il polline da un territorio all’altro. Allo stesso modo attraverso un passo di danza molto semplice si permette al corpo di andare verso le casuali direzioni dello spazio, senza perdere mai il controllo e usando l’energia fisica in modo aereo.

 

Le immagini simboliche di riferimento possono essere di due tipi, una basica e una di movimento:

 

1.  immagine basica: volare soffiati dal vento;
2. immagine di movimento: un uccello sta per atterrare, ma nel momento in cui sta per toccare il suolo riprende a volare.

 

Mediante la danza del vento è possibile quindi individuare e sperimentare diverse qualità di energia: quella del lancio del corpo nello spazio, quella del momento del volo, quella dell’atterraggio prima di cadere, quella del passaggio da un’azione all’altra. Tutto ciò produce la possibilità di sperimentare il proprio rapporto con l’intensità del tempo, il ritmo e le direzioni nella relazione tra spazio e luogo.

 

L’esplorazione dei diversi modi di usare l’energia,  il suo fluire organico e continuo, l’agire sulle possibilità di dare leggerezza ai movimenti fisici, sono la diretta conseguenza di una sorta di costrizione che induce il corpo e la mente a lavorare insieme, al fine di mantenere il passo armonizzato con il respiro.

 

All’interno di questo esercizio, che appunto si trasforma in azione, vengono aggiunte altre due soluzioni nel rapporto tra spazio e luogo, che rappresentano l’incontro con il mondo fisico, e quindi con Alter:

 

1. il tirare a sé   è lo stop, cioè ci si ferma, trattenendo l’energia all’interno del proprio corpo;
2. il lancio  è il gesto di lanciare un oggetto per rivolgere l’energia verso l’esterno.