Gli Eco_eventi
FESTIVAL DELLE NAZIONI
Le comunità nazionali come risorsa per lo sviluppo sostenibile
PAROLE CHIAVE:
trans-cultura; cittadinanza condivisa; messa in rete; collegamento tra comunità; sviluppo sostenibile.
I presupposti
La possibilità di trasformare l’isolamento delle comunità nazionali sul territorio in risorsa per lo sviluppo locale sostenibile, dove dei giovani siano stati formati per diventare punto sorgente di comunicazione e promozione della transculturalità, può permettere una comprensione diffusa dei vissuti e delle dinamiche legate al concetto di integrazione ed inclusione nei territori urbani dove vi sono forti concentrazioni di comunità migranti, come nel caso dell’area metropolitana bolognese. Ma al tempo stesso consente il superamento del concetto di intercultura in transcultura.
Ciò vuol dire che la promozione delle specifiche differenze sono mirate all’individuazione degli elementi universali del senso di cittadinanza. In questa direzione possiamo parlare di vera cittadinanza attiva, oppure possiamo coniare il termine di “cittadinanza condivisa”, poiché la formazione e la comunicazione si pongono l’obiettivo di creare un senso di cittadinanza condivisa.
Su cosa vuole intervenire
• Messa in rete delle strutture organizzate legate alle comunità nazionali.
• Collegamento tra progetti, soggetti e realtà delle comunità migranti.
• Implementazione della transculturalità sul territorio di riferimento.
Gli obiettivi che si prefigge
L’obiettivo prioritario è quello di mettere in rete e far dialogare organizzazioni, progetti, operatori, storie tra Bologna e il mondo, attraverso il protagonismo di nuove generazioni di italiani e migranti insieme, che rappresentano la congiunzione tra i mondi.
Nello specifico:
• Creare delle modalità di lavoro sul campo per le figure professionali, con un bagaglio di conoscenze integrate, che rispondano ai nuovi bisogni del territorio, formate nell’ambito del progetto “ASALT”.
• Implementare le professionalità che si confrontino direttamente col mercato del lavoro.
• Avanzare ai pubblici poteri la proposta pubblica, di dichiarare i territori di Bologna e del suo interland “Città integranti”, finalizzate a rendere protagoniste nel loro insieme le singole comunità nazionali.
Con quale modalità
Progetto territoriale eventologico permanente
Percorso
Mettere in rete le realtà organizzate sul territorio legate alle differenti comunità nazionali, compartimentate nella loro specifica dimensione associativa o commerciale, è l’auspicio che qualunque amministrazione territoriale virtuosa può porsi.
Ma nella realtà questa difficilmente diventa prassi gestionale. Ecco perché promuovere le singole realtà nazionali presenti sul territorio nella logica della transculturalità, dove ognuno lavori insieme all’altro in nome della cittadinanza condivisa, può rappresentare un punto di svolta nei processi d’integrazione territoriale.
_______________________________________________________________________________________________
CITTA’ DEI SUONI MIGRANTI
Valorizzazione delle culture musicali del territorio
PAROLE CHIAVE:
Identità espressiva, identità territoriale, cittadinanza condivisa.
I presupposti
Nel corso degli anni l’immigrazione in Italia ha assunto modalità caratteristiche, proprie del nostro paese. Le contingenze storiche hanno portato ad un modello di immigrazione che non si basa su costanti di tipo culturale, economico o linguistico; al contrario, la caratteristica dei processi di immigrazione in Italia è la molteplicità e la frammentarietà delle comunità presenti: se in altri paesi europei è preponderante la presenza di poche differenti comunità, in Italia convivono, o meglio, cercano di convivere, le etnie più disparate.
Il Comune di Bologna è un esempio esplicativo: oltre 160 etnie presenti su un territorio di limitate dimensioni se confrontato ad altre metropoli. Bologna è diventata “città d’immigrazione” e la presenza di cittadini stranieri -regolari ed irregolari- è aumentata progressivamente e parallelamente ai nuovi bisogni di forza lavoro della nostra economia. Le trasformazioni sociali, politiche ed economiche ci obbligano a riflettere attentamente sul nuovo ruolo e sulla partecipazione che questa parte della cittadinanza assume oggi ed assumerà sempre più in futuro.
Al momento infatti buona parte dei residenti del Comune sono cittadini immigrati che fanno ugualmente parte della cittadinanza attiva. Ciò nonostante, molte comunità non godono di un riconoscimento da parte delle istituzioni ma soprattutto non riescono ad integrarsi con i restanti cittadini. La migrazione è ancora vissuta da entrambe le parti come momento di conflitto e di tensione, come uno scontro fra differenti culture, invece di essere vista come possibilità di confronto e arricchimento culturale.
La possibilità di un dialogo costruttivo esiste e Bologna sicuramente è una delle città maggiormente adatte per compiere una riflessione consapevole sull’integrazione. La città ha avuto sempre una certa sensibilità ed immediatezza per le nuove problematiche storiche. Non da meno nell’era del mondo globalizzato ha saputo attivarsi prima di altre alle nuove esigenze.
Nonostante questo l’interazione fra le differenti comunità è ancora in fase embrionale, forse, come si diceva, a causa della grande eterogeneità delle comunità di immigrati, che non ha fornito loro un potere politico influente a livello cittadino.
In tale situazione diviene perciò necessaria la creazione di strumenti atti a favorire il dialogo e la “buona convivenza” – una convivenza non passiva ma pluralistica e partecipata.
Sono molti i dati riguardanti i luoghi di aggregazione delle comunità di immigrati nel territorio bolognese.
Se le informazioni di carattere quantitativo sono di facile reperimento, parimenti si riescono a trovare dati di carattere qualitativo (come i servizi offerti), riguardanti i luoghi di aggregazione delle comunità di immigrati.
Questi dati sono reperibili oltre che dalle istituzioni (il Comune mette a disposizione tramite internet una serie di dati relativi alla presenza degli stranieri divisi per comunità e per zona di insediamento), da associazioni per e formate da stranieri. Si ha così la possibilità di tracciare preliminarmente una mappa provvisoria di quali siano le comunità presenti sul territorio e relativi luoghi di incontro, che dovrà essere aggiornata e verificata con la successiva fase di ricerca.
Su cosa vuole intervenire
Il progetto "Città dei suoni migranti" nasce dal presupposto di individuare la dimensione espressiva della musica come metafora del concetto di Comunità. Questo progetto vuole inserirsi nell’ambito della vita sociale dell’interazione fra le comunità.
La realtà musicale della città in questi ultimi anni si è trasformata di pari passo con la società stessa: le sonorità delle nuove culture sono ormai parte integrante del nostro vissuto sociale. L’opportunità di una maggiore comprensione dell’altro può, allora, passare attraverso i suoni di queste comunità.
La vision del progetto può essere sintetizzata nella valorizzazione delle comunità etniche insediatesi nel territorio bolognese, attraverso la riscoperta e la promozione dei rispettivi background musicali.
Gli obiettivi che si prefigge
Attraverso la musica si creeranno occasioni di incontro per “dare impulso” ad una città multiculturale, una città formata da reti sociali in cui sia inserito il cittadino immigrato al pari degli altri. Il percorso è quello di estendere la visibilità delle comunità di immigrati sul territorio bolognese attraverso una serie di interventi atti a valorizzarne i tratti culturali.
Tutto questo attraverso il patrimonio musicale specifico di ogni comunità, perché la musica può essere a tutti gli effetti considerata come ambasciatore delle proprie tradizioni e del proprio modo di vivere. Migliorare la conoscenza e la consapevolezza reciproca che ogni persona ha delle “altre” comunità significa costruire “percorsi partecipati di inserimento sociale”.
Nello specifico:
• Costruzione della mappa dei luoghi sonori in relazione agli insediamenti territoriali delle etnie presenti nel tessuto urbano
bolognese.
• Valorizzazione dei luoghi sonori migranti per favorire i processi d’integrazione orizzontale.
• Valorizzazione della produzione artistica di ogni singola comunità etnica presente sul territorio bolognese.
• Definizione di un modello d’intervento.
Con quale modalità
Progetto di sviluppo territoriale
Percorso
Il percorso progettuale vuole individuare luoghi della città che possano essere associati alle diverse comunità etniche, così da rendere i luoghi sociali veri e propri luoghi sonori. Attraverso questo approccio è possibile pensare ad un preciso modello d'intervento territoriale, teso a proporsi come sintesi del processo d'integrazione tra le etnie presenti nel tessuto urbano.
Le fasi:
a. analisi empirica e mappatura delle dimensioni etniche presenti nel tessuto urbano bolognese;
b. collegamento ai gruppi etnici, identificandolo da un lato in termini di network, e dall'altro individuando referenti per ogni singola comunità, che si trasformino in agenti di sviluppo locale per i propri gruppi di riferimento;
c. valorizzazione dei singoli repertori sonori, dei gruppi etnici presenti sul territorio, attraverso il Festival dei Suoni Migranti.
___________________________________________________________________________________________________
MERCATO DELLE SPEZIE E DELLE ARTI
Sviluppo sostenibile dei prodotti, delle espressioni e dei commerci dei sud del mondo
PAROLE CHIAVE:
sviluppo locale transculturale; consumi multietnici; contaminazione; luogo sociale; promozione dell’artigianato; auto impresa.
I presupposti
Nell'Islam classico il mercato costituiva, insieme alla moschea e al Palazzo del potere, il terzo centro funzionale della città musulmana. A differenza però della Moschea o del Palazzo, esso non occupava quasi mai fisicamente il centro della città e questo a causa dell’invasività delle arti e professioni che potevano arrecare disturbo, a causa di rumori, suoni e odori.
Come nelle città cristiane medievali, l'economia era strutturata su basi corporative e d’ogni arte o mestiere si rendeva interprete e garante davanti al potere politico un Maestro, coadiuvato da aiutanti dotati di esperienza e autorevolezza. Ad essi era demandato l'obbligo del corretto andamento dei commerci, potendo contare sul concreto aiuto del sovrintendente o del “signore del mercato" (da cui l'antico spagnolo "zabazoque") che, con poteri di polizia annonaria, assicuravano il corretto uso di pesi e misure, reprimendo ogni frode in commercio grazie a una specifica forza di polizia (shura) che poteva irrogare pene pecuniarie o l'arresto dei colpevoli.
Le differenze merceologiche disegnavano fisicamente il bazar. Esso pertanto si sviluppava, in linea di massima, all'interno di strutture murarie protette, secondo un andamento che potremmo definire grossolanamente a cerchi concentrici, con le professioni e le arti meno legate a merci deteriorabili disposte al centro (poteva essere questo il caso degli orafi e dei profumieri), con quelle a impatto medio nel secondo cerchio (alimenti aridi, tessuti, calzature) e con le arti e professioni più "inquinanti" verso l'esterno (lattonieri, tintori, macellerie, pescherie, animali vivi al dettaglio).
Ogni genere commerciabile veniva così ad operare accanto a quello dei propri concorrenti, così da agevolare il cliente nelle sue valutazioni comparative. L'apertura e la chiusura dei commerci erano rigidamente scandite da un orario di cui erano garanti di fronte alle autorità i Maestri delle arti e delle corporazioni. Essi inoltre organizzavano l'ingresso dei novizi e il loro apprendistato.
La storia del mercato islamico rappresenta in qualche modo un archetipo sul significato sociale di questi luoghi, che ancora adesso nei sud del mondo sono veri e propri luoghi di convivenza sociale, piccole città dentro le città, dove la cultura del territorio viene declinata non solo dal punto di vista dei cibi, delle essenze e degli ingredienti, ma anche dei mestieri artigianali e delle espressioni artistiche.
Su cosa vuole intervenire
L’idea progettuale è quella di adottare uno spazio coperto della città dove ricreare il tradizionale mercato islamico così come descritto, dove concentrare però prodotti arti e mestieri di tutte le comunità nazionali presenti sul territorio.
Gli obiettivi che si prefigge
- Rispondere alla domanda di consumi multietnici.
- Implementare dei percorsi di scambi commerciali con i paesi d’origine delle comunità migranti presenti sul territorio.
- Costruzione di piccoli modelli d’impresa import/export.
- Costruire percorsi di auto impresa per nuove forze-lavoro.
- Promuovere i processi di lavoro artigianali in collegamento con le associazioni di categoria.
- Promuovere le culture dei luoghi d’origine attraverso le espressioni artistiche.
- Promuovere una cultura condivisa della contaminazione.
Con quale modalità
Progetto di sviluppo locale
Percorso
Ogni luogo del mondo conserva delle caratteristiche che fanno parte di un viaggio nella sua storia. La scoperta di questi luoghi diventa caratterizzante se si attraversa la memoria attraverso i mercati, cioè i luoghi dove si vendono e si comprano merci, soprattutto di tipo alimentare. Sono luoghi della memoria, appunto, poiché è lì che si conservano i sapori e gli odori propri ad un paese o ad una città o ad un villaggio.
Attraverso i mercati è possibile scoprire le vere sagomature tipiche di un luogo, la cultura, i costumi, le origini antropologiche, ma anche l’aspetto sociale legato alla dimensione della comunità, nelle sue connotazioni più intime.
Forse è proprio nei mercati che si possono meglio rintracciare le contaminazioni che i popoli hanno assimilato nell’incontro con altri popoli… Forse è proprio nei mercati che è possibile individuare somiglianze e differenze tra popoli contigui e popoli lontani…
Ecco perché, oggi più che mai, partire dalla forma più antica di relazione sociale, cioè quella dello scambio, nato con l'uomo stesso, può permetterci di intercalarci al meglio nelle contaminazioni geografiche e culturali con cui ci rapportiamo tutti i giorni.
E forse per questo che partire dai mercati del mondo ci può aiutare a conoscere i luoghi per capire quanto c'è di noi in ogni pezzettino di mondo.
LINK
https://hostariadomundo.jimdo.com/




